Super Tuesday, testa a testa in Ohio tra Romney e Santorum

E così anche il Super Tuesday è andato. L’appuntamento elettorale – il più atteso dall’inizio delle primarie repubblicane – si è concluso con risultati abbastanza chiari in Virginia, Vermont e Massachusetts (dove il vincitore è stato Mitt Romney) e in North Dakota, Tennessee e Oklahoma (tre successi di Santorum). A Gingrich è andata – come previsto – la Georgia, dove l’ex speaker della Camera si è giocato gran parte della campagna elettorale. Testa a testa tra Romney e Santorum in Ohio (dove però Mitt sembra essere in lieve vantaggio). Altre verosimili vittorie di Romney sono l’Idaho, il Wyoming e l’Alaska, ma per avere risultati certi bisognerà aspettare ancora qualche ora. A bocca asciutta, almeno per ora, è rimasto Ron Paul, che se non vincerà nemmeno l’Alaska potrebbe optare per la ritirata.

Con il Super Tuesday si decidono ben 419 delegati. Per ottenere la nomination repubblicana, ne servono almeno 1.144.

Eloquente il commento del quotidiano “Politico”. “Si pensava che la notte del Super Tuesday avrebbe portato chiarezza alla corsa presidenziale del Great Old Party. Il rischio, qui, è di creare un pantano ancora più profondo”. In molti, infatti, si aspettavano dei risultati più netti da parte dell’ex governatore del Massachusetts, che come al solito se la cava, ma non appassiona.

A Romney il Michigan e l’Arizona

Due vittorie per l’ex governatore del Massachusetts nelle primarie di ieri. Anche se non non  è tutto rose e fiori. Infatti, mentre in Arizona Romney ha stravinto, in Michigan il risultato non è stato poi così smagliante, solo 4 punti percentuali lo hanno separato da Rick Santorum.
Intanto, è iniziato il conto alla rovescia per il super Tuesday, giorno in cui ci saranno undici stati in palio. Prima di questa data, però, toccherà allo stato di Washington che sabato si riunirà per decidere il loro candidato preferito.

Aspettando il Michigan, tra una robo-call e l’altra

Le sconfitte in casa, si sa, sono quelle che bruciano di più. Ce l’ha chiarissimo Mitt Romney, che in queste ore sta facendo di tutto per evitare di perdere nel suo Stato natale, il Michigan. Sebbene le primarie nello Stato del Ghiottone (lunga vita ai nickname) non siano decisive per la nomination repubblicana, per Romney un cattivo risultato rappresenterebbe il peggior biglietto da visita in vista del Super Tuesday, il grande appuntamento elettorale della settimana prossima. Oggi si vota anche in Arizona, ma qui il risultato è pressoché scontato vista la forte presenza dei mormoni.

In Michigan, invece, Rick Santorum ha provato a mettere su una coalizione anti-Romeny che definire eterogenea è poco: ci sono dentro attivisti del Tea Party, conservatori religiosi e persino democratici. L’ex senatore della Pennsylvania ha ammesso di aver predisposto una serie di telefonate automatiche ai democratici del Michigan per incoraggiarli a votare contro il “povero” Romney.

“Ci prenderemo i voti di cui abbiamo bisogno per vincere queste elezioni”, ha detto oggi Santorum a chi gli chiedeva spiegazioni in merito alle cosiddette “robo-calls”. “E lo faremo a cominciare da qui, dal Michigan”.

Secondo l’ex senatore della Pennsylvania, lo stratagemma delle chiamate robotiche non sarebbe nuovo al suo rivale, che vi avrebbe fatto ricorso per ricordare agli elettori l’endorsement che Santorum fece dello stesso Romney nel 2008. Romney, dal canto suo, si è affrettato a definire le telefonate “offensive e disgustose: un terribile e sporco trucchetto”. L’ennesima dimostrazione del fatto che il suo rivale è “pronto a fare squadra con i sostenitori di Obama”, pur di deragliare la sua corsa alla nomination.

Come si è detto, Romney in Michigan dovrebbe giocare in casa: ci è nato e cresciuto, e suo padre è stato governatore dello Stato. Ma l’ascesa di Satorum nei sondaggi lo ha costretto a rimboccarsi le maniche anche in una partita che, fino a qualche settimana fa, sembrava poter vincere a tavolino. Al di là del risultato, questa competizione elettorale gli è costata più di 2 milioni di dollari in pubblicità sulle televisioni locali e l’organizzazione di una dozzina di eventi pubblici.

Se vi state chiedendo che fine abbiano fatto in tutto ciò Paul e Gingrich, la risposta è: altrove. Gingrich è già in Georgia, dove sta conducendo una serrata campagna elettorale in vista del Super Tuesday. Stesso discorso per Paul, che ha scelto di affilare le sue armi in Virginia dove martedì prossimo sfiderà il solo Romney (gli altri due sono stati esclusi dalla competizione perché non hanno raccolto le firme necessarie). In mezzo a questo casotto, il team di Obama se la ride sempre più.

Sondaggi: Santorum in testa, ma per quanto?

Un’altra brutta notizia per Mitt Romney, il candidato che fin dall’inizio era dato per vincitore certo e che invece ha incontrato più difficoltà di quanto ci si poteva immaginare. L’ultima arriva da Gallup, la società esperta in sondaggi, i cui dati parlano chiaro: stando alle ultime rilevazioni, tra il popolo repubblicano non è più lui il favorito. Al suo posto Rick Santorum ha conquistato la vetta con un solido 36%. Al povero Mitt, per ora, spetta il secondo posto, staccato di dieci punti percentuali.

L’ex-governatore sa però che non è assolutamente detta l’ultima parola: l’elettorato di queste primarie ha già cambiato opinione innumerevoli volte, alternandolo sempre a qualche concorrente poi uscito perdente. Inizialmente è toccato a Perry, che si è poi ritirato dopo il New Hampshire. Per qualche settimana il più accreditato è stato Herman Cain, prima che lo scandalo delle presunte violenze sessuali lo spingesse a ritirarsi dalla corsa. Infine, anche a Newt Gingrich è spettato il brivido del gradino più alto dopo i convincenti risultati del South Carolina, ma la batosta in Florida e le successive sconfitte lo hanno ridotto a un misero 14%.

Per avere una misura della solidità di Santorum bisognerà aspettare le prossime primarie, il 28 febbraio, e soprattutto il super-Tuesday, quando di Stati in palio ce ne saranno ben undici (il 7 marzo). Intanto, Romney affila le armi come ha già fatto con gli altri tre.

Obama apre ai super PAC. Male necessario o decisione ipocrita?

La decisione di Obama di accettare il sostengo dei super PAC continua a far discutere tra i democratici e non solo. A inizio settimana, infatti, il presidente ha fatto sapere che d’ora in poi accetterà l’appoggio del comitato di sostegno elettorale Priorities USA Action, uno dei super PAC autorizzati a raccogliere fondi illimitati a patto di non consegnarli direttamente nelle mani dei candidati. La Casa Bianca ha spiegato che si è trattato di una “riluttante benedizione” resa necessaria dall’importanza che i super PAC hanno assunto nelle campagne elettorali dei candidati repubblicani.

Uno dei commenti più duri è arrivato da Arianna Huffington, che in un post di oggi ha ricordato come il presidente avesse in passato definito i super PAC (la cosiddetta “outside money”) “una minaccia alla democrazia”. Ora – commenta la Huffington – Obama si è unito alla “super PAC parade – una decisione che la sua campagna ha difeso come un male necessario, ma che in molti vedono come un altro esempio della disponibilità della Casa Bianca a vacillare. Anche quando in gioco c’è una ‘minaccia alla nostra democrazia’”. In questo video la corrispondente dalla Casa Bianca per CBSNews, Norah O’Donnell, incalza il portavoce di Obama chiedendogli se la decisione del presidente non suoni un po’ “ipocrita”. Lui, in effetti, sembra un po’ in difficoltà.

Il Maine a Romney, ma è testa a testa con Paul

Mitt Romney si è aggiudicato anche il caucus del Maine, anche se con una vittoria tutt’altro che schiacciante. Secondo i dati diffusi dal partito repubblicano del Maine, infatti, l’ex governatore del Massachusetts ha ricevuto il 39% dei voti, solo tre punti percentuali in più rispetto al texano Ron Paul (36%). Terzo è arrivato Rick Santorum (18%) e quarto – molto staccato dagli altri – Newt Gingrich (6%).

Il caucus del Pine Tree State è però considerato poco importante dal punto di vista simbolico, oltre che pratico (i delegati in gioco erano solo 24 e per di più “non vincolati”, nel senso che alla grande convention di Tampa, nel mese di agosto, potranno anche cambiare parere). L’unico a dargli particolare risalto è stato, comprensibilmente, Ron Paul, che per la prima volta è stato vicino a una vittoria.

Per Romney, il risultato positivo del Maine si combina a quello del sondaggio d’opinione condotto durante il weekend nell’ambito della Conservative Political Action Conference (CPAC) di Washington. Anche qui, infatti, Romney è arrivato primo, confermando il suo status di “front runner” non entusiasmante ma tutto sommato resistente.

A movimentare la convention dei conservatori, quest’anno, ci hanno pensato i manifestanti di Occupy Wall Street, che puntuali come non mai si sono dati appuntamento sabato pomeriggio davanti al Marriott Wardman Park Hotel. Con gli attivisti sono scesi in strada anche i rappresentati di alcune associazioni e organizzazioni sindacali, come OurDC, National Nurses United, Metro Labor Council e AFL-CIO (American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations). Una sintesi della giornata l’ha fatta ReasonTV con questo video in cui si alternano i commenti dentro la convention e quelli fuori.

Quanto alle primarie, la palla resterà ferma fino al 28 febbraio, quando si voterà in Arizona e in Michigan.

Obama lancia “la nostra storia”

Un video di 4 minuti e mezzo quasi interamente “girato” sui social media. Per raccontare “The Story of Us”, gli ultimi cinque anni di Barack Obama e dei suoi supporter, dalla campagna per la nomination ai momenti più drammatici e “spensierati” della sua presidenza. E’ questo l’ultimo colpo del team di Obama, nel chiaro obiettivo di parlare ai giovani e risvegliare quell’entusiasmo, quella partecipazione che nelle immagini di quattro anni fa si percepisce al primo istante. I social network ci sono tutti: tanto Twitter, molto YouTube, ma anche Facebook, Tumblr e le care vecchie email. Ancora una volta, una lezione di comunicazione politica – e di cosa significa assumere persone giovani, capaci e comunque aggiornate nelle posizioni che contano .