
Le sconfitte in casa, si sa, sono quelle che bruciano di più. Ce l’ha chiarissimo Mitt Romney, che in queste ore sta facendo di tutto per evitare di perdere nel suo Stato natale, il Michigan. Sebbene le primarie nello Stato del Ghiottone (lunga vita ai nickname) non siano decisive per la nomination repubblicana, per Romney un cattivo risultato rappresenterebbe il peggior biglietto da visita in vista del Super Tuesday, il grande appuntamento elettorale della settimana prossima. Oggi si vota anche in Arizona, ma qui il risultato è pressoché scontato vista la forte presenza dei mormoni.
In Michigan, invece, Rick Santorum ha provato a mettere su una coalizione anti-Romeny che definire eterogenea è poco: ci sono dentro attivisti del Tea Party, conservatori religiosi e persino democratici. L’ex senatore della Pennsylvania ha ammesso di aver predisposto una serie di telefonate automatiche ai democratici del Michigan per incoraggiarli a votare contro il “povero” Romney.
“Ci prenderemo i voti di cui abbiamo bisogno per vincere queste elezioni”, ha detto oggi Santorum a chi gli chiedeva spiegazioni in merito alle cosiddette “robo-calls”. “E lo faremo a cominciare da qui, dal Michigan”.
Secondo l’ex senatore della Pennsylvania, lo stratagemma delle chiamate robotiche non sarebbe nuovo al suo rivale, che vi avrebbe fatto ricorso per ricordare agli elettori l’endorsement che Santorum fece dello stesso Romney nel 2008. Romney, dal canto suo, si è affrettato a definire le telefonate “offensive e disgustose: un terribile e sporco trucchetto”. L’ennesima dimostrazione del fatto che il suo rivale è “pronto a fare squadra con i sostenitori di Obama”, pur di deragliare la sua corsa alla nomination.
Come si è detto, Romney in Michigan dovrebbe giocare in casa: ci è nato e cresciuto, e suo padre è stato governatore dello Stato. Ma l’ascesa di Satorum nei sondaggi lo ha costretto a rimboccarsi le maniche anche in una partita che, fino a qualche settimana fa, sembrava poter vincere a tavolino. Al di là del risultato, questa competizione elettorale gli è costata più di 2 milioni di dollari in pubblicità sulle televisioni locali e l’organizzazione di una dozzina di eventi pubblici.
Se vi state chiedendo che fine abbiano fatto in tutto ciò Paul e Gingrich, la risposta è: altrove. Gingrich è già in Georgia, dove sta conducendo una serrata campagna elettorale in vista del Super Tuesday. Stesso discorso per Paul, che ha scelto di affilare le sue armi in Virginia dove martedì prossimo sfiderà il solo Romney (gli altri due sono stati esclusi dalla competizione perché non hanno raccolto le firme necessarie). In mezzo a questo casotto, il team di Obama se la ride sempre più.